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| Parte dell'allestimento di scena dell'Albero Azzurro |
Patrizia
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| Singolare televisore con mobile |
Punteggio per famiglie con bambini: **
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| Parte dell'allestimento di scena dell'Albero Azzurro |
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| Singolare televisore con mobile |
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| Splendide uova di Pasqua |
Ciao a tutti,
un po' di tempo fa, su un social, ho visto la pubblicità di un braccialetto con il disegno di due nazioni unite idealmente: due luoghi che una persona possa considerare la propria casa ed ho iniziato a pensare a quella che avrei mai potuto considerare la mia seconda casa ma, anche se amo viaggiare, in realtà, non c'è un luogo che potrei chiamare casa oltre a... già, in realtà mi sono resa conto che non considero nemmeno Torino casa mia.
Torino è una bella città ma ormai ci sono tante, troppe cose che non funzionano. Le strade che sembrano crateri lunari, la burocrazia eterna... fare un documento o prenotare una visita medica sono dei lavori a tempo pieno e spesso senza risultato. I mezzi (auto, bici, monopattini) che passano sempre e costantemente con il rosso; ogni giorno persone lasciano l'auto in modo che blocchi la circolazione e se ne fregano, arrivano dopo un'ora e fanno spallucce. Non mi sento parte di una città abbandonata a sé stessa e tanto meno posso sentirmi parte di una comunità che pensa solo ai propri interessi, infischiandosene degli altri perfino quando mette a repentaglio la vita altrui.
Per noi che abitiamo in periferia la situazione è ancora peggiore perché non abbiamo più nessun servizio di base: pochi mezzi pubblici, il pronto soccorso è quello di un altro comune, nessun tipo di presidio di polizia e quindi di tutela sul territorio (niente carabinieri, poliziotti o vigili urbani), l'ufficio anagrafico è quasi chiuso (nel senso che fanno pochissime pratiche al giorno), la biblioteca ha chiuso. Fino a trent'anni fa non era affatto così, ma ormai hanno tolto tutto per risparmiare soldi e noi continuiamo a pagare sempre più tasse.
Insomma, abito a Torino da quando sono nata ma non la considero più casa mia, non mi considero torinese. Non so se troverò mai un luogo cui sentirò di appartenere ma so che non sarà mai più questo.
Un saluto,
alla prossima
Patrizia
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| Armatura del 1896 per il matrimonio reale |
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| Armi bianche inastate |
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| Mastio della Cittadella |
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| Armatura persiana del XVIII sec. |
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| Particolare dello scalone |
Ciao a tutti,
oggi voglio parlarvi di una mostra veramente interessante visitabile fino al 18 febbraio 2024 alle Gallerie d'Italia in Piazza San Carlo a Torino.
Dopo aver letto tutto il post, capirete perché ho inserito questa mostra nella categoria dei Mugugni.
L’Economia Circolare è definita dall’Unione Europea come “un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile”. A cinquant’anni dalla sua teorizzazione, la Circolarità è ad oggi una delle più promettenti, ed ambiziose, strategie alla base della creazione di un futuro sostenibile da un punto di vista sia ambientale, che produttivo ed industriale. Parole come ricircolo, riuso, riciclo hanno iniziato a popolare sempre di più valutazioni e analisi sulle politiche di lungo termine e sul nostro potenziale di ricchezza, andando nel tempo ad individuare i punti chiave del problema: come gestire la fine delle risorse primarie, l’illusione di una crescita esponenziale o la gestione degli scarti.
The Circle è un progetto fotografico che racconta la rivoluzione delle soluzioni possibili. Risultato di un progetto di ricerca di lunghissimo respiro, Luca Locatelli ha documentato le buone pratiche, sperimentazioni, ambizioni e percorsi di questa nuova utopia. Il suo impegno decennale nel tema si condensa nelle storie commissionate dalle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo, presentate per la prima volta in un contesto espositivo unitario in questa mostra.
[Tratto dalla pagina della mostra:
https://gallerieditalia.com/it/torino/mostre-e-iniziative/mostre/2023/09/21/luca-locatelli-the-circle/
]
La mostra, oltre a foto di paesi virtuosi, mostra cosa si sta facendo in Italia, come ad esempio le coltivazioni sottomarine a Noli (SV) ma soprattutto racconta come si potrebbe fare molto di più.
Larderello è un paese in provincia di Pisa che si trova al centro della cosiddetta "Valle del diavolo", così chiamata a causa del suo paesaggio caratterizzato dalla presenza di soffioni boraciferi. A Larderello nel 1905, grazie al principe Piero Ginori-Conti, si è iniziato ad utilizzare l'energia dei soffioni per la generazione di energia elettrica. A oggi sono presenti nel territorio più di 30 centrali elettriche alimentate da vapore endogeno, che producono il 10% dell'energia geotermica mondiale, con un ammontare di circa 4800 GWh annui, dando energia a un milione di case italiane. (Fonte Wikipedia)
Pensiamo al resto del Centro e Sud Italia dove si trovano moltissimi vulcani tra cui i Campi Flegrei che sono uno dei più grandi supervulcani del mondo.
Davvero l'Italia deve per forza dipendere dai combustibili fossili per generare energia? Perché si parla di riattivare piattaforme di estrazione di gas nell'Adriatico che sono praticamente esaurite e non di imbrigliare l'energia geotermica che tanto abbonda nel nostro territorio?
Occorre investire nel geotermico e nelle energie rinnovabili e nell'economia circolare perché la nostra presenza su questo pianeta riesca a diventare un minimo sostenibile, con la consapevolezza che ogni azione antropica comporta comunque la creazione di uno squilibrio.
Insomma: bisogna investire per limitare i danni che già abbiamo fatto e che faremo!
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| Micromosaici al Museo Borgogna |
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| Copia del Vercelli Book |
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| Torre del Broletto |
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| Castello di Marchierù - Dettaglio sala da pranzo |
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| Rocca di Cavour |
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| Facciata dell'ospedale |
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| Stufa in ceramica di epoca napoleonica |